Lo Smart Working come soluzione per ridurre le emissioni di CO2

10-12-2019   Fabio Mazzocchio news

Lo Smart Working, il lavoro flessibile, si sta lentamente diffondendo grazie alla tecnologia che consente di restare sempre connessi, inviare messaggi fare video conferenze o inviare dati addirittura facendo a meno del computer.

Lo Smart Working non consiste solo nel lavorare a casa ma anche nella possibilità di lavorare in qualsiasi posto ci si trovi, vivendo in modo più sano e facendo del bene all’ambiente: infatti, secondo lo studio Added Value of Flexible Working commissionato da Regus, fornitore mondiale di spazi di lavoro, a Development Economics, società di consulenza che procura ricerche di mercato, una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile ridurrebbe i livelli di anidride carbonica di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030. Si tratta della stessa quantità di CO2 che verrebbe sottratta dall’atmosfera da 5,5 miliardi di alberi.

I numeri calcolati da Regus non si fermano qui: solo in Inghilterra si risparmierebbero 7,8 milioni di tonnellate di CO2, sempre entro il 2030, e si eviterebbero 115 milioni di ore annue dovute allo spostamento casa-lavoro.

Negli Stati Uniti i valori si alzano ulteriormente tant’è che lo studio menziona 110 milioni di tonnellate di CO2 e 960 milioni di ore.

Al momento il paese più attivo rispetto allo smart working è la Svezia con il 51% dei lavoratori; seguono Repubblica Ceca (48%), Slovacchia e Norvegia (40%), Germania (34%), Austria (32%), Inghilterra (24%) e Italia: secondo l’ultima rivelazione dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, gli smart workers italiani sono circa 305.000, pari all’8% del totale dei lavoratori.

Le grandi imprese che hanno avviato dei progetti strutturati di lavoro agile nella nostra penisola sono circa il 36%, collocate soprattutto a Milano; per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, solo il 5% degli enti ha dato avvio a una sperimentazione.

Se secondo la logica del lavoro flessibile l’importante è ciò che si produce e non da dove, allora diventa necessario dare sempre più importanza alla riduzione di anidride carbonica consentita dallo smart working poiché potrebbe rivelarsi una chiave per il futuro del nostro pianeta.